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sabato 7 maggio 2011

Un logo per la giornata dell'archeologia

immagine da: www.piazzadellenotizie.it
E' ormai partito da qualche tempo in rete il progetto di festeggiare il 29 luglio la "Giornata dell'Archeologia", un'occasione per pubblicizzare e sensibilizzare sul lavoro svolto in tutto il mondo dagli archeologi. La data è stata scelta in quanto coincidente con la settimana in cui in Gran Bretagna si tiene il Festival dell'Archeologia. Le iniziative in tutto il mondo saranno numerose: mostre, visite guidate ed esposizioni così come tante attività anche online.
Al momento si è alla ricerca di un logo che rappresenti la giornata dell'archeologia. Il logo scelto verrà utilizzato per tutto il 2011 in tutte le attività riguardanti la giornata dell'archeologia, nel suo sito e nel suo blog. L'autore del logo verrà ovviamente nominato in tutti questi contesti. Sono apprezzate pure opinioni sui loghi fin qui inviati. Sono ricercati loghi semplici e che possano essere riprodotti facilmente in scale differenti ed anche in scala di grigi. I loghi possono essere inviati tramite e-mail a dayofarchaeology@gmail.com entro il 20 maggio 2011. Maggiori informazioni sono reperibili sull'apposito sito internet http://www.dayofarchaeology.com/how-to-get-involved/logo-competition/

lunedì 23 novembre 2009

Notizie degli Scavi online

Consultarle online con Archive.org


Chi lavora nel campo dell'archeologia o anche quanti sono semplicemente appassionati ricercatori del passato ben conoscono le "Notizie degli Scavi" pubblicate dall'Accademia dei Lincei, una vera e propria miniera di informazioni sugli scavi archeologici effettuati in passato, a partire dalla fine del XIX secolo.
La parte di documentazione è importante quanto la parte di lavoro sul campo e, frugando tra le pagine delle "notizie degli scavi", si trovano i resoconti, i rilievi le considerazioni fatte dagli archeologi che in passato hanno lavorato su un sito.
Nel caso specifico della Sicilia è un vero piacere consultare le relazioni di fine ottocento-inizi novecento, spesso scritte da quel meticoloso e instancabile archeologo che era Paolo Orsi e che tanto lustro diede all'archeologia siciliana.
Vivendo nell'epoca di internet sarebbe comodo poter possedere un comodo DVD con la raccolta completa delle "notizie degli scavi" da poter esplorare a proprio piacimento.
Una realtà putroppo ancora oggi utopica. Possedere i volumi è laborioso e costoso e l'unica soluzione applicabile è una visita alle biblioteche delle soprintendenze, sperando che siano fruibili e ben fornite.
Eccovi però una piccola chicca: l'America non cessa di stupirci e, nel fervore di condivisione di documenti non più coperti da copyright e di libera condivisione della informazioni scientifiche per scopi didattici (che a dire il vero oggi in Italia ancora latita), è possibile trovare digitalizzati online un discreto numero di volumi delle "notizie degli scavi" in comodi formati elettronici quali il pdf.
Eccovi allora 2 link risultanti dalla ricerca effettuate su biblioteche statunitensi e canadesi:

- Notizie degli scavi - biblioteche statunitensi

- Notizie degli scavi - biblioteca canadesi

Il periodo dei volumi pubblicati va grossomodo dal 1885 al primo quarto del XX secolo, un periodo d'oro per la ricerca archeologica italiana. Si tratta di migliaia di pagine scansionate con relazioni degli scavi effettuati in tutta la penisola. Un vero patrimonio di informazioni messo a disposizione della collettività !

martedì 15 settembre 2009

Musica e archeologia a Siracusa

La manifestazione "Notti di mezza estate"


Lo scorso 11 settembre la soprintendenza ai beni culturali di Siracusa, grazie all'appoggio dell'assessorato regionale ai beni culturali ha dato il via ad una serie di eventi rientranti nella manifestazione "Notti di mezza estate". L'iniziativa proseguirà fino al 30 ottobre e pertanto il titolo magari non è dei più azzeccati, resta però il fatto che si tratta di una serie di interessanti iniziative che vogliono creare un interessante connubbio tra archeologia e musica.

Spettacoli musicali verranno organizzati utilizzando come scenario i siti archeologici della provincia siracusana. In alcuni casi si tratta addirittura di siti di nuova inaugurazione per il pubblico. Il prossimo 20 settembre, alle ore 21, ad esempio, si potrà dopo lungo tempo nuovamente accedere al Tempio di Giove, situato appena fuori Siracusa. Per l'0ccasione sarà inaugurata la nuova illuminazione artistica mentre lo spettacolo previsto è "Rievocazioni mitiche" con musiche di Amato, Davis e Parker.
Martedì 23 settembre sarà la volta della Riserva Naturale Orientata di Vendicari, vicino Noto e, in particolar modo, lo scenario sarà quello della Torre medievale, recentemente restaurata. Si potranno ascoltare musiche di Gershwin, Jobim e Porter. Venerdì 25 settembre, in piazza Castello a Brucoli (Augusta) vi sarà lo spettacolo "Immagini sonore" con musiche di Mancini, Rota e Zimmer. Sabato 3 ottobre nello splendido scenario medievale del Castello Maniace di Siracusa si potrà assistere ai Carmina Burana di Carl Orff.
Una lunga notte è prevista a Piazza Duomo a Siracusa per il 4 ottobre: dalle 00:30 alle 4:30 si esibiranno i Clerici Vagantes. Alle 5 di mattina, poi, presso la chiesa di Santa Lucia alla Badia sarà possibile ascoltare le Laudi Mattutine a cura dell'Ensemble Musicantiqua.
Presso il tempio di Apollo, invece, anch'esso dotato da alcuni mesi della nuova spettacolare illuminazione artistica, il 10 ottobre, alle ore 21 si terrà lo spettacolo "Antiche rivisitazioni" dell'Ensemble di fiati "Città di Melilli".
Il ciclo si concluderà il 18 ottobre a Noto, quando alle ore 21 nell'ex caserma Cassonello, nuovamente fruibile l'Ensemble Archimede eseguirà musiche di Vivaldi e Bach.
La partecipazione è gratuita fino all'esaurimento dei posti. Maggiori informazioni possono essere richieste telefonicamente al numero 0931.450804 dalle ore 9 alle ore 13. Il programma completo è consultabile a questo indirizzo.

sabato 4 luglio 2009

L'Archivum Historicum Mothycense ora anche online

Disponibili gratuitamente online gli articoli della rivista di studi modicani


Uno dei più antichi e autorevoli istituti culturali di Modica è fuor di dubbio l'ente autonomo liceo convitto. La fondazione, istituita nel 1872, ha oggi sede a Palazzo S. Anna a Modica e si occupa di promozione della cultura, studi e ricerche sulla storia locale, organizzazione di conferenze, corsi, convegni. Dal 1995 le interessanti ricerche promosse dall'istituto vengono pubblicate in una interessante rivista annuale di studi storici, l'Archivum Historicum Mothycense. Gli articoli sono una vera e propria "miniera di informazioni" per quanti vogliano approfondire la conoscenza della storia, dell'arte, dell'archeologia di questa parte della Sicilia.
Buona parte di questo materiale, oltre a essere disponibile in formato cartaceo, viene anche messo a disposizione gratuitamente online sul sito dell'ente http://www.enteliceoconvitto.it/

E' possibile scorrere l'indice delle riviste e leggere o scaricare gli articoli di proprio interesse in formato pdf.

Come ben sanno i nostri lettori, in questo blog ci si occupa spesso e volentieri di archeologia. Giusto a titolo di esempio riportiamo pertanto una rassegna di articoli a tema archeologico tratti dalla rivista, inviando comunque a collegarsi al sito dell'ente per una visione più completa.


Modica nella preistoria

- Rizzone V.G., Sammito A.M., Stato e prospettive delle ricerche archeologiche a Modica (n.10/2004)

Modica greca e romana

Modica tardo-romana e medievale




mercoledì 20 maggio 2009

Aperto ai visitatori il sito archeologico di Thapsos


Accordo tra il comune di Priolo e la Soprintendenza ai BB.CC.AA.

A diversi decenni dagli scavi che hanno riportato alla luce parte dell'antico sito preistorico di Thapsos, sembra esserci finalmente uno spiraglio per la fruizione da parte di turisti ed appassionati.



Il comune di Priolo Gargallo (Sr) e la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa hanno infatti firmato un accordo per una prima parziale fruizione al pubblico del sito, fruizione che si spera possa essere ampliata in futuro.

Thapsos è uno dei siti chiavi della preistoria siciliana. Venne scavato da Giuseppe Voza e vi si rinvennero numerose testimonianze di contatti commerciali tra gli abitanti del villaggio, la cultura micenea e quella cipriota. Insomma, Thapsos sembra essere stato un vero e proprio emporio commerciale delle media età del bronzo.

Il sito insiste sulla penisola di Magnisi, poco distante dal comune di Priolo Gargallo, nella zona di Marina di Melilli, a pochi passi dalla riserva naturale saline di Priolo e, purtroppo, all'interno del polo petrolchimico siracusano.

L'intero sito venne costruito su questa penisola che aveva ottime caratteristiche difensive e di attracco. In questi anni le parti dell'isola in cui ricadono i resti di alcune capanne della fase più antica del villaggio e le necropoli, a grotticella artificiale con dromos e a pozzetto sono state liberamente accessibili. L'area più importante del villaggio invece è recintata e finora era difficilmente fruibile. All'interno di questa ricadono i resti di alcuni edifici costituiti da più stanze e dotate di cortile. Si tratta di un'area del villaggio che fece un vero e proprio "salto tecnologico", probabilmente in conseguenza dei contatti commerciali col popolo miceneo.

L'area è stata finora di difficile fruizione anche a causa di sequestri da parte della magistratura e per lunghe operazioni di bonifica ambientale necessarie dopo gli scempi degli anni sessanta.

Grazie all'accordo siglato, su richiesta, gruppi e scolaresche potranno adesso prenotare una visita guidata gratuita al sito, comprendente anche l'area finora chiusa al pubblico. La biblioteca comunale di Priolo Gargallo fungerà da call center per l'organizzazione delle visite. Per maggiori informazioni pertanto è possibile telefonare alla stessa al numero 0931.779302.

Foto: cortesia Diego Barucco - Siciliafotografica
Oltre ai resti di epoca preistorica la penisola conserva anche resti di epoca medievale (una torre di avvistamento) e risalenti alla seconda guerra mondiale (una serie di bunker sotterranei).
Le intenzioni del comune sono quelle di valorizzare questo sito che, nonostante l'infelice posizione odierna, potrebbe diventare un interessante e suggestivo parco archeologico.
Una piccola galleria fotografica su Thapsos è visionabile sul sito Hermes Archeologia e Turismo e sul sito Siciliafotografica. Per organizzare un'escursione archeologica è anche possibile visionare questa pagina.

giovedì 23 aprile 2009

Nuovamente fruibile il museo "Paolo Orsi"

Riapre il museo archeologico di Siracusa



Dopo mesi di chiusura per lavori di sistemazione ed ammodernamento, da questa settimana è nuovamente fruibile il museo archeologico regionale "Paolo Orsi" di Siracusa, uno dei più importanti dell'isola.
Al momento la struttura è visitabile soltanto in parte. Sono fruibili dai visitatori i settori B e C, dedicati rispettivamente a Siracusa greca e alle subcolonie ed altre città greche della Sicilia. A giugno il museo riaprirà totalmente e saranno nuovamente fruibili anche il settore A, dedicato alla Sicilia preistorica ed il settore D, dedicato a Siracusa ellenistica. In tale occasione saranno anche inaugurate delle nuova aree di esposizione tra cui quella dedicata alla collezione numismatica. La zecca siracusana, per il pregio delle sue produzioni, era una delle più importanti dell'antichità.

Per tutta la settimana, in concomitanza con la settimana della cultura, il museo sarà accessibile gratuitamente.

venerdì 17 aprile 2009

Appuntamenti archeologici per la settimana della cultura a Catania


Inaugurazione di due siti chiusi da lungo tempo


La settimana della cultura vedrà a Catania alcuni interessati appuntamenti a sfondo archeologico. Verranno presentati dei volumi dedicati alle Terme romane della rotonda e al santuario siculo dei Palici presso Palagonia e, in contemporanea, verranno inaugurati per il pubblico i suddetti siti.

Riportiamo di seguito la locandina degli eventi


martedì 16 dicembre 2008

Natale 2008: eventi archeologici e culturali a Siracusa

Eventi di interesse a Siracusa per il mese di dicembre 2008

Siracusa, da alcuni anni riconosciuta tra i siti patrimonio mondiale dell'UNESCO, si appresta, finalmente, a puntare sempre più alla valorizzazione dei beni culturali e dell'archeologia nello specifico. Sono sempre più frequenti iniziative e mostre volte a mettere in luce i beni artistici ed i siti archeologici nel territorio. Da diversi anni, si tiene ormai nel mese di dicembre -mese in cui ricorre anche la festa della patrona della città, Santa Lucia- la manifestazione "Luci a Siracusa". Anche quest'anno, spulciando nel programma, si trovano diverse iniziative di interesse per gli appassionati di storia, arte, archeologia. Vediamole nel dettaglio:





IV Rassegna del cinema archeologico di Siracusa

La rassegna del cinema archeologico di Siracusa giunge alla sua quarta edizione. Quest'anno i documentari in programma vertono tutti sulla Sicilia.



La rassegna sarà concentrata in due giorni: il 18 ed il 19 dicembre. L'accesso alle proiezioni è libero. La rassegna si terrà presso il Teatro Randone della Provincia Regionale di Siracusa, in via Malta. Sei i documentari in programma, suddivisi nei due giorni. Tra questi da segnalare "Leontinoi", realizzato per la valorizzazione del sito dell'antico colonia greca, ricadente nel territorio siracusano. Il documentario è stato realizzato con la supervisione del prof. Massimo Frasca, direttore della scuola di specializzazione in archeologia di Siracusa. Si riporta di seguito il programma completa della rassegna. Maggiori informazioni e le trame dei film sono consultabili a questo link




Mostra: Musei nascosti, collezioni e raccolte archeologiche a Siracusa dal XVIII al XX secolo

Il 14 dicembre è stata inaugurata la mostra "Musei nascosti, collezioni e raccolte archeologiche a Siracusa dal XVIII al XX secolo". La mostra è stata allestita presso il Castello Maniace, fortezza fatta costruire da Federico II di Svevia all'imbocco della baia di Siracusa. I lavori di restauro del castello sono agli ultimi stadi prima che esso venga definitavamente restituito alla fruizione pubblica. La mostra occupa due sale nelle quali sono esposti reperti provenienti da collezioni private siracusane, molti dei quali mai esposti al pubblico. La casa editrice Electa ha già approntato il catalogo della mostra. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 19 febbraio 2009.



Mostra: L'annunciazione di Antonello da Messina, il restauro

A partire dal 23 dicembre prenderà il via la mostra "L'Annunciazione di Antonello da Messina: il restauro". Il famoso dipinto è stato per lungo tempo assente dal Siracusa per essere sottoposto ad un restauro integrativo, a cura dell'equipe del prof. Basile, la stessa che ha curato il restauro del Cenacolo di Leonardo. Il dipinto rientra finalmente a Siracusa anche se non ancora al museo Bellomo, sua sede originaria. Dal 23 dicembre al 3 maggio 2009 sarà esposto all'ex Convento del Ritiro, in via Mirabella, nel centro storico di Ortigia. La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19. Si tratta della prima "uscita pubblica" del dipinto dopo l'innovativo restauro a cura dell'istituto centrale del restauro se si escludono pochi giorni di esposizione a Roma



venerdì 7 novembre 2008

Megara Iblea: l'abitato arcaico

Consulta gratuitamente online il volume dell'Ecole Francaise de Rome


Se c'è un sito in Sicilia che è una pietra miliare nello studio della colonizzazione greca dell'isola, questo è Megara Iblea. Si trattava di una colonia megarese posta poco distante da Siracusa e fondata pochi anni dopo di essa. La sua precoce distruzione ed il fatto che in epoca medievale e moderna non vi sono sorti sopra nuovi insediamenti (oltre al fatto di essere scampata miracolosamente all'industrializzazione selvaggia della zona), hanno fatto si che l'urbanistica della città greca arcaica sia ancora perfettamente leggibile. Il grande merito di aver scavato questo importante sito archeologico va in particolar modo a Vallet e alla scuola francese di Roma. Oltre allo scavo esemplare, caso raro, i risultati degli scavi sono anche stati pubblicati in una serie di volumi editi dalla scuola. Questi volumi purtroppo sono solamente in lingua francese, di difficile reperibilità e dall'alto costo. Oggi, grazie alla Casalini Digital Library è possibile consultare gratuitamente online uno di questi enciclopedici volumi. Si tratta del 5° volume, "Mégara Hyblaea - 5 : La ville archaïque : l'espace urbain d'une cité greque de Sicilie Orientale", curato da Michel Gras, Henri Tréziny, Henri Broise. Il volume consta di oltre 600 pagine ricchissime di piante, disegni, ricostruzioni e fotografie. Quanti lo desiderassero possono anche acquistare online il libro, tramite carta di credito, al costo di 145 €.



Per quanti scegliessero invece l'opzione di consultazione online, riportiamo per comodità l'indice dei capitoli ed il relativo link:




Cliccato sul capitolo desiderato è poi sufficiente cliccare su "anteprima online" per poter consultare online (ovviamente senza possibilità di salvare o stampare) il capitolo desiderato.

Per quanti invece desiderassero visitare il sito di persona rimando a questo link





domenica 24 agosto 2008

La necropoli di Castelluccio

Scopriamo il più importante sito dell'età del bronzo antico in Sicilia

Avete voglia di scoprire uno dei più antichi siti archeologici siciliani ? Vi va di fare una passeggiata fuori porta ? Non vi spaventano le escursioni alla "Indiana Jones" ?



Bene, se avete risposto affermativamente a tutti e tre questi quesiti, per voi è sicuramente consigliabile una visita all'antichissima necropoli di Castelluccio, localizzata in provincia di Siracusa, tra i comuni di Noto e Palazzolo Acreide.
Castelluccio è il nome di un sito ma anche di un'intera cultura. Si tratta infatti del sito che ha dato il nome all'intera facies castellucciana, localizzata nella Sicilia orientale nel corso dell'antica età del bronzo. Oggi sono stati localizzati decine di siti appartenenti a questa cultura. In quanto a dimensioni e ritrovamenti, Castelluccio rimane però al momento il maggiore.

Il sito venne studiato per la prima volta dall'instancabile archeologo Paolo Orsi, alla fine dell' '800. La componente più evidente (o sarebbe meglio dire l'unica rimasta) è la necropoli. Si tratta di alcune centinaia di tombe a grotticella artificiale, scavate nella roccia calcarea che si affaccia sulla Cava della Signora. E' veramente curioso poter passeggiare tra i resti di queste tombe ed osservarne le strutture. Purtroppo il sito è da anni in stato di quasi totale abbandono, pertanto la fruizione è riservata ai più coraggiosi. Lasciata la propria auto nei pressi del cancello del sito oltrepassatelo ed usate le lievi tracce dell'antico sentiero e delle staccionate per orientarvi. Dopo alcune decine di metri comincerete a vedere scavate nella roccia queste tombe dal piccolo ingresso quadrangolare ed in genere composte da una piccola cella dal tetto piano. La vegetazione selvaggia è purtroppo ormai padrona del sito che, pertanto, non è leggibile nel migliore dei modi. Si consigliano scarpe adatte, pantaloni lunghi e di escludere i mesi estivi sia per la calura che per la durezza dell'erba essiccata che rende difficile muoversi. Se questo non vi crea problemi, con un po' di spirito di avventura, esplorare per un paio di ore questo antico sito archeologico può diventare un vero piacere.




Le tombe sono tutte molto simili come struttura e ricoprono vari versanti del canyon. Allo stato attuale la cultura di Castelluccio viene datata tra il 2200 a.C. ed il 1600 anche se a dire il vero, le datazioni sono state più volte riviste e fatte oggetto di controversie. Alcune tombe sono un po' più elaborate con una sorta di "letto funebre" all'interno, un prospetto lievemente più elaborato e delle lesene. La più spettacolare risulta però la cosiddetta "tomba del principe"
che si trova sul versante più distante dalla strada. Il prospetto è reso monumentale da quattro pilastri (ne rimangono integri tre) in pietra scavati nella roccia. Evidentemente si trattava della tomba di un personaggio particolarmente importante. Oltre alla necropoli Paolo Orsi, a fine '800 individuò anche gli scarichi del villaggio che restituirono parecchi reperti ceramici oggi esposti al museo archeologico di Siracusa. Alcune sepolture furono trovate intatte. Tra di esse, due presentavano dei portelli decorati in rilievo. Oggi essi rappresentano uno dei pezzi di maggior pregio del museo. Occorrerà attendere circa 100 anni per un nuovo scavo archeologico e per individuare i resti del villaggio. Voza negli anni '90 scaverà a Castelluccio individuando i resti di alcune capanne circolari (oggi si riconoscono solo dagli scheletri dell'antica recinzione e sono sommersi dall'erba) e una sorta di acropoli sacrale con una grande capanna ellittica che conteneva dei vasi di notevoli dimensioni. E' uno dei pochi esempi di villaggi castellucciani ove oltre alle necropoli siano stati individuati anche i resti dell'abitato. Risalendo la collinetta si incontrano poi i resti di un castello di epoca medievale (da cui oggi prende il nome il sito): avanzi di mura, porte, serbatoi. Al di sotto del sito invece i resti di due piccoli oratori rupestri, forse di epoca bizantina. Uno contiene un'iscrizione in lettere greche, l'altro, la grotta dei Santi ha dei begli affreschi, forse di epoca bizantina. Per proteggerli una grata metallica chiude la grotta. Questo purtroppo rende anche impossibile apprezzarli da vicino.

Siete incuriositi ? Cercate chi vi guidi sul posto ? Hermes Archeologia e Turismo organizza escursioni guidate solo per piccoli gruppi data l'oggettiva difficoltà di fruizione del sito. Visitate il sito http://www.hermes-sicily.com/ per avere informazioni e contatti.



giovedì 7 agosto 2008

In Sicilia beni culturali al chiaro di Luna

Apertura serale estiva per alcuni monumenti




Anche quest'anno verrà ripetuta una positiva esperienza già lanciata lo scorso anno dall'assessorato regionale ai beni culturali. Si tratta dell'apertura serale di alcuni monumenti, musei ed aree archeologiche nelle province siciliane. Dato il caldo proibitivo che si registra in Sicilia nei mesi estivi è veramente un'ottima opportunità quella di poter visitare i luoghi della cultura approfittando della frescura serale e nella suggestiva illuminazione notturna... oltre che quella del chiaro di Luna. Si tratta dell'iniziativa "Il museo e... le nuove età, un ventaglio di... fresche opportunità".
I siti saranno aperti dalle ore 20 alle ore 24 a partire dal 7 agosto fino al 13 settembre 2008. Sul sito dell'assessorato regionale ai beni culturali è possibile trovare l'elenco completo dei siti aperti. Si segnalano qui di seguito quelli delle province di Siracusa e Ragusa:




Siracusa - Area archeologica della Neapolis

Si tratta del più importante sito archeologico di Siracusa. Il quartiere monumentale della città greca ove sono localizzati il teatro, l'anfiteatro romano, l'ara di Ierone e l'orecchio di Dionisio.

Foto: cortesia D. Barucco




Siracusa - Ipogei di Ortigia

Sotto il centro storico di Ortigia scorre un reticolo di gallerie sotterranee, cunicoli, gallerie ancora in parte da riscoprire. Uno dei più suggestivi è l'ipogeo di piazza Duomo che prende il via dall'omonima piazza, attraversandola e scende fino al mare sbucando sotto la fonte Aretusa. Al suo interno i resti di una cisterna greca e varie sale che vennero riadattate a rifugio antiaereo nel corso della seconda guerra mondiale (solo il giovedì, venerdì e sabato)




Noto - Villa Romana del Tellaro

E' situata a pochi chilometri da Noto. Riaperta questa primavera dopo anni di meticolosi lavori di restauro. Al suo interno è possibile ammirare i delicati mosaici pavimentali recuperati nel corso degli scavi



Pozzallo - Torre Cabrera

I Cabrera furono per lungo tempo la famiglia che regnò sulla contea di Modica così come Pozzallo ed il suo porto furono il principale scalo commerciale. La torre Cabrera, memoria dell'epoca ci ritrasporta nel medioevo siciliano.
Foto: cortesia D. Barucco
Ragusa - Museo archeologico di Camarina
Situato vicino a Santa Croce Camerina, il museo raccoglie i reperti rinvenuti nell'importante colonia greca di Kamarina oltre che i ritrovamenti dei relitti navali affondati in epoca antica davanti alle coste del ragusano

domenica 1 giugno 2008

Manifestazione Nazionale Archeologi

Per la prima volta manifestazione nazionale


Nel post di oggi un breve momento di impegno sociale. Il 14 Giugno 2008, si terrà a Roma la prima manifestazione nazionale degli archeologi.

Scopo dell'iniziativa è sensibilizzare i legislatori ai problemi della categoria. L'archeologia è una risorsa importantissima per il nostro paese ma gli archeologi ancora oggi non hanno riconoscimenti legislativi certi e tutele lavorative.


giovedì 13 marzo 2008

L'antica pietra di Siracusa


Parte I - Cave, latomie e muri a secco

Una cosa fuor di dubbio colpisce quanti visitano le vestigia dell'antica Siracusa greca. Si tratta dell'enorme quantità di pietra utilizzata per costruire la città. Siracusa, come del resto gran parte della Sicilia Sudorientale, è ricca di grandi falde di bianchissima pietra calcarea. Tale materiale venne ampiamente utilizzato per le costruzioni civili, religiose e militari. A tal proposito basti pensare ai 27 Km di cortina muraria che circondavano la città, oggi noti come "Mura Dionigiane". L'estrazione della pietra avveniva in antico con varie tecniche. A Siracusa e negli immediati dintorni ritroviamo l'applicazione delle varie tecniche di raccolta della materia prima da costruzione e di messa in opera della stessa. Il metodo più semplice era fuor di dubbio la raccolta a "cielo aperto" ovvero raccogliendo direttamente in superficie le pietre di piccole dimensioni e utilizzandole per creare dei muretti a secco. Tale tecnica si ritrova a Siracusa ma anche negli altri insediamenti Greci vicini e, ancora oggi, i muretti a secco sono una caratteristica del paesaggio agrario siciliano.



FIGURE: Opera muraria a secco nel Castello Eurialo di Siracusa - Muretti a secco nelle case dei primi coloni di Megara Iblea - Moderno muretto a secco nelle campagne ragusane

Questa tecnica a secco con muretti composti da pietrame piccolo e irregolare poteva andar bene per piccole costruzioni come le case unicellulari dei primi coloni di Megara Iblea. Per costruzioni difensive o per gli edifici pubblici e religiosi occorreva però pietra di migliore qualità: blocchi squadrati, spesso "megalitici" ovvero di grandi dimensioni. Gli architetti greci non utilizzavano malte come leganti, per cui i muri tenevano per puro effetto della forza di gravità ed era importante una buona lavorazione per garantire un buon risultato. I 27 chilometri di mura che circondavano Siracusa, voluti dal tiranno Dionigi per difendere la città dalla minaccia


Estrazione di pietra a terrazza nei pressi del Castello Eurialo di Siracusa

cartaginese, sono costruiti in blocchi megalitici. Per garantire il materiale da costruzione ma anche la rapidità dei lavori vennero aperte numerosissime piccole cave di pietra, latomie, vicino ai cantieri di costruzione. Ciò che rimane delle mura dionigiane è oggi vincolato e aggirando la città di Siracusa, oltre ai resti delle mura si incontrano i resti di queste piccole latomie a terrazza, che estraevano la pietra per filari successivi partendo dall'alto e dopo aver eliminato il primo strato di pietra di pessima qualità. Nelle varie immagini che fanno da contorno a questo testo si possono vedere scorci di queste latomie. Se ne trovano ad esempio nelle immediate adiacenze del Castello Eurialo, la grande fortificazione voluta dal tiranno Dionigi per difendere l'ingresso all'altipiano dell'Epipoli. Al fianco del castello, al di sotto di esso, scorreva una delle vie di accesso alla città. Oltre alle torri del castello stesso, il solido impianto di una "porta a tenaglia" garantiva ulteriormente la sicurezza del luogo. Il materiale litico per questo primo tratto delle mura dionigiane venne reperito direttamente in loco. Dalla porta escono delle carraie e, poche decine di metri al di fuori del perimetro difensivo troviamo i resti di una piccola cava. I blocchi veniva estratti direttamente "a terrazze". Si riconoscono ancora bene i segni di taglio dei filari di blocchi e quelli sbozzati ma non liberati dal banco roccioso. Una latomia di una certa dimensione è localizzata anche nel pianoro dell'Epipoli e ancora troviamo due piccole cave a cielo aperto al di fuori delle mura cittadine in zona Scala Greca. Una prima nella vallata al di sotto del pianoro cittadino, oggi semiinterrata ed un'altra lungo i fianchi stessi della collina, unendo la vicinanza alle fortificazioni e pertanto al cantiere di lavoro, al secondo scopo di rendere ancora più accidentato il percorso. Le mura dionigiane percorrevano poi un lungo arco ma non si interrompevano sul lato delle ripide scogliere na aggiravano per intero la città. Così anche nelle zone non costruite del quartiere Santa Panagia ci si può imbattere nel piano di una cava ove si riconoscono ancora benissimo le incisioni per il taglio dei filari dei blocchi.


Gradini di una cava presso Scala Greca - Tracce di taglio di blocchi presso Santa Panagia


Oltre a queste piccole cave temporanee, di supporto per i vari cantieri, Siracusa però aveva delle grandi cave da cui nel corso dei secoli venne estratto ingentissimo materiale da costruzione. Si trattta di veri e propri fossati con pareti dritte e liscie, profondi alcune decine di metri e larghi altrettanto. Sono le famose latomie di Siracusa di cui ci raccontano anche storici del calibro di Tucidide. La più famosa di queste è la latomia del paradiso, localizzata nell'odierna area archeologica della Neapolis. Tucidide ci racconta delle sofferenze che ivi pativano i prigionieri dopo la disfatta ateniese nella guerra del Peloponneso. La cava diventava per loro al contempo prigione e luogo di lavoro forzato. Data l'imponenza di questi fossati, non è escluso che giocassero un ruolo difensivo prima della costruzione delle mura dionigiane. Nelle latomie oltre all'estrazione a cielo aperto, avveniva anche l'estrazione in tunnel. La latomia del paradiso è costellata da vari di questi tunnel. Il più celebre è l'orecchio di Dionisio, all'interno del quale si notano ancora i segni rettilinei lasciati dai blocchi di pietra rimossi. Stessa cosa vale per la


In alto: Dettaglio della parete della latomia del paradiso. Si notano chiaramente i segni lasciati dalle varie tecniche di estrazione dei blocchi - Ingresso della grotta dei cordari, evidentemente di origine artificiale

In basso: Veduta dell'Orecchio di Dionisio dall'interno. Lungo la parete sinistra si riconoscono con facilità i segni lasciati dai blocchi di pietra estratti
vicina grotta dei cordari che, sebbene non accessibile, mostra una forma tipicamente "squadrata". Se prima abbiamo parlato di "muri a secco", anche la pietra estratta da queste cave venne usata per opere a secco, tipiche dell'architettura greca. In questo caso però si trattava di blocchi di forma parallelepipeda, molto spesso di grandi dimensioni, ovvero megalitici. Le mura dionigiane erano costituite esclusivamente da questi blocchi calcarei, erano piene, non costituite pertando da paramenti esterni e da un conglomerato interno come si vede in altre parti.
(fine prima parte)
articolo di S. Leggio

lunedì 18 febbraio 2008

Casmene

Un avamposto greco in territorio siculo

Nell'entroterra siracusano, a poca distanza da Monte Lauro, il punto più altro della provincia, si trova Monte Casale, un monticello di forma tronco-conica di poco più di 800 m di altezza.
L'archeologo Paolo Orsi ben descrisse l'inospitalità del luogo con le sue "bufere di neve invernali" ed il suo "caldo torrido" estivo. Nonostante ciò i Greci che fondarono Siracusa decisero di impiantarvi una propria subcolonia.
Oggi, l'area archeologica di Monte Casale viene comunemente identificata con Casmene, l'antica Kasmenai greca.
Poco sappiamo di questo centro, altrettanto poco del sito archeologico ancora largamente da scavare.
Era un avamposto preminentemente militare, costruito nell'entroterra come un cuneo nel territorio degli indigeni siculi. Chi si recherà sul posto, guardandosi intorno, se ne potrà rendere conto in prima persona. Un altipiano con delle ripide salite, difficili da scalare per degli assalitori. Una posizione altamente strategica in quanto poteva coprire alle spalle Siracusa e la sua subcolonia Akrai e perchè da li si vedevano "a vista" i centri siculi localizzati intorno ad Ibla, l'odierna Ragusa. Anche Camerina e Gela potevano essere raggiunte da qui attraverso una strada interna. Quasi nulla si sa della storia di questo centro. Nato intorno alla metà dell'VII secolo a.C., non si conosce la data del suo abbandono.
Diverse campagne di scavo archeologico ne hanno messo in luce l'impianto urbano.
L'intero altipiano (circa 1,2 x 0,4 Km) era circondato da mura ciclopiche in pietra lavica, probabilmente con numerose torrette di difesa. Ad oggi è stato identificato un solo edifico pubblico: un allungatissimo tempio. La quantità di armi ritrovate nel deposito votivo, unito al carattere militare della colonia, hanno fatto pensare ad un tempio dedicato ad una divinità guerriera, ad esempio Ares.
L'impianto urbano è solcato da numerosissime strade, "stenopoi" in senso nord-sud. Di contro non sono stati individuati grandi allineamenti stradali in senso ortogonale est-ovest come era tipico delle città greche. Alcuni studiosi hanno voluto vedervi un ulteriore caratteristica difensiva che avrebbe messo in difficoltà il nemico nel percorrere la città nel caso in cui fosse riuscito a scavalcare le mura.
Oggi il sito è purtroppo in completo stato di abbandono, neanche un cartello ad indicarne il luogo. La posizione "fuori mano" ed i pochi resti monumentali lo rendono purtroppo poco appetibile per il turismo.
Un simile luogo di storia meriterebbe però ben altra sorte con ulteriori studi per meglio capire la struttura di questo luogo mai più abitato dopo l'epoca greca e magari con dei percorsi e delle iniziative che in qualche modo lo valorizzino. Hermes archeologia & turismo, su richiesta organizza escursioni per riscoprire e conoscere questo antico luogo.

giovedì 14 febbraio 2008

La tomba del principe di Baravitalla

Una tomba monumentale in una necropoli castellucciana


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Uno dei siti archeologici più celebri della provincia di Ragusa è la Cava D'Ispica, un canyon naturale lungo una quindicina di chilometri, lungo il quale insistono numerose testimonianze storiche ed archeologiche dalla preistoria fino al medioevo.


Poco distante da Cava D'Ispica, in contrada Baravitalla, negli anni ottanta sono stati individuati i resti di un villaggio protostorico appartenente alla cultura di Castelluccio e la relativa necropoli.


Per quanto concerne il villaggio, sono stati individuati resti di capanne, buchi per pali di sostegno ed i resti di un muraglione realizzato con la tecnica ad emplekton.


La necropoli era invece formata da una cinquantina di tombe a grotticella artificiale, scavate direttamente nella roccia calcarea. La necropoli purtroppo era già stata violata.


Una delle tombe, comunque, risulta più rilevante delle altre per il suo carattere monumentale. Per questo motivo è stata ribattezzata come la "tomba del principe".


Il prospetto, largo poco meno di 4 m e leggermente concavo e decorato con una serie di finti pilastri (dieci in tutto) scavati a rilievo nella roccia.


Oltre l'ingresso della tomba, c'è una piccola anticella che poi da luogo alla vera e propria cella. Ai lati del secondo ingresso si conservano ancora i fori che servivano da incastro al portello di chiusura.


Il villaggio al momento non è visitabile mentre la tomba del principe risulta perfettamente fruibile ed è comodamente raggiungibile in macchina da Cava D'Ispica.


Quanti desiderano visitarla possono anche rivolgersi a Hermes Archeologia & Turismo che organizza escursioni archeologiche e visite guidate anche personalizzate in tutta la Cava D'Ispica, avvalendosi di guide specializzate in archeologia.



















domenica 3 febbraio 2008

La catacomba del Molinello


Più si percorre il territorio siracusano e più ci si rende conto quanta sia incredibile la sua ricchezza di storia e di vestigia archeologiche.

La provincia sud di Siracusa offre delle bellissime mete turistiche, naturalistiche e balneari. Molto meno rinomata è la zona nord che, a partire dagli anni '60 ha subito lo scempio industriale. Una costa ed un mare da favola sono stati irrimediabilmente distrutti da uno dei poli petrolchimici più grandi d'Europa.

Eppure, anche in piena zona industriale, cercando con un po' di attenzione e, magari, tappandosi occhi e naso per non vedere e non odorare, saltano fuori resti di un passato lontano.

Pochi chilometri prima di arrivare ad Augusta sbocca in mare il fiume Molinello. Poco prima della foce, il fiume compie ancora una piccola ansa attorno ad una collinetta: Cozzo del Monaco.

Guardandola dalla strada e notando tutte le discariche abusive intorno a questo piccolo colle, ci sfugirebbe del tutto la sua importanza archeologica.

Da lontano si vedono già i resti di un'antica masseria abbandonata. Il colle è importante per gli studi sulla preistoria siciliana. Lungo i suoi fianche si trovano infatti delle tombe a "grotticella artificiale" della media età del bronzo. Alcune di queste tombe sono a "pseudotholos", hanno cioè una volta a cuspide anzichè piana. Oltre ai reperti locali, le ricerche archeologiche hanno trovato reperti di origine micenea, dimostrando i rapporti commerciali tra gli indigeni ed i Micenei.

Sul cozzo probabilmente insisteva il villaggio dell'età del bronzo e un'ancora più antico villaggio neolitico. La pietra è solcata da svariate fenditure e fori di cui risulta difficile dare una datazione.

Uno degli elementi più interessanti è però la cosiddetta Catacomba del Molinello, scavata subito al di sotto della masseria.

La piccola apertura che da all'esterno non farebbe supporre la catacomba -di tutto rispetto- che si incontra entrando dal varco.

Decine e decine di tombe disposte in arcosoli o sotto il pavimento stesso o lungo i fianchi delle diverse gallerie che compongono la catacomba. Alcune tombe risultano parzialmente monumentalizzate con un baldacchino e, in alcuni punti si vedono ancora rientranze e nicchie che probabilmente servivano per candele e torce.

Nel tetto della catacomba, due lunghi pozzi ci fanno pensare ad un precedente diverso utilizzo del luogo. Purtroppo non vi sono resti di affreschi o iscrizioni ma all'interno sono ancora visibili frammenti di ceramica e pezzi delle lastre tombali.

Insomma, una curiosa escursione fuori porta, in un luogo che non lascerebbe presagire una simile antichità

venerdì 1 febbraio 2008

Introduzione a OziExplorer




un potente software cartografico gratuito



In un mondo dove computer, gps e tecnologie ormai ci circondano, viene spontaneo, ad un certo punto, il volerle applicare anche alle proprie attività.
Nel caso di escursioni o ricognizioni archeologiche, l'utilizzo di mappe digitali calibrate in sostituzione o in affiancamento alle tradizionali mappe cartacee, può sicuramente risultare proficuo.
Ma quale tra i numerosissimi software utilizzare ? Vi sono veramente numerosissime possibilità.
Con ogni probabilità, un ottima scelta consiste in OziExplorer (http://www.oziexplorer.com/).
Si tratta di un programma di cartografia che può essere associato ad un dispositivo gps.
Permette la preparazione di proprie mappe.
In sintesi si prende una mappa in formato digitale, ovvero una mappa che abbiamo già su file o la scansione di una nostra mappa cartacea, la si importa sul software OziExplorer e la si calibra.
Per calibrazione si intende il fornire delle coordinate geografiche note al programma in modo che possa poi calcolarsi le coordinate di qualsiasi punto desiderato.
Alla mappa potremo poi aggiungere tantissi altri dati: dei waypoint, ovvero dei punti che ci interessano, delle rotte, dei commenti. Potremo cioè personalizzarla al massimo.
Questa mappa verrà poi salvata in un file .map contenente tutte queste informazioni.
OziExplorer, oltre che per Windows, esiste anche per Pocketpc. Inoltre tantissimi software sono in grado di importare i file .map creati con OziExplorer.
Dimenticavo... dal sito è possibile scaricare una versione ridotta gratuita del software !
Inoltre esistono tantissimi addon per tutte le esigenze e software di supporto.
Se ne segnala solamente uno molto interessante: gMapMaker (http://debin.net/gMapMaker/), un software gratuito che, impostate le coordinate di interesse permette di salvare delle mappe di Google Maps già calibrate per OziExplorer.
Insomma, Internet non ci fa mancare nulla !

lunedì 28 gennaio 2008

Un economico GIS archeologico fai da te I



Ovvero: "Come portarsi dietro in maniera semplice ed indolore tutte le mappe topografiche che potrebbero servirci..."
Premessa: Questo articolo così come gli altri su questo blog sono da considerarsi sperimentali ed opinioni personali. Qualsiasi link, suggerimento e commento per migliorare la tecnica sotto descritta è più che benvenuta




Archeologia e Tecnologia... fino a qualche anno fa sembravano due mondi irrimediabilmente separati e, ancora oggi, in qualche caso sembra che non si voglia proprio ricorrere alle nuove possibilità che la tecnologia ci mette a disposizione, per quanto questa ormai sia a portata di tutte le tasche, anche dei poveri budget degli scavi archeologici.


Un nuovo campo che sempre più si sta facendo largo anche nell'archeologia è quello legato ai cosiddetti GIS o, all'Italiana i SIT (Sistemi Integrati Territoriali) che permettono di georeferenziare dei punti ovvero prendere delle posizioni geografiche con precisione assoluta sfruttando le reti di satelliti GPS, per poi riportarli sulla carta desiderata. Le possibilità applicative sono infinite e impensabili se si pensa che fino a pochi decenni fa, i riferimenti topografici migliori erano le cartine IGM, vecchie di trent'anni e le mappe catastali.




Da appassionato di escursioni archeologiche e, perchè no, di ricognizioni alla ricerca di nuovi possibili siti o di siti mal segnalati e dimenticati, mi sono chiesto se anche con una strumentazione minima e, tutto sommato economica, si possano utilizzare le nuove tecnologie di georeferenziazione e gps.


Quante volte, leggendo una relazione archeologica o una scheda si trovano solo dei riferimenti sommari che difficilmente consentono di ritrovare un sito ?

Poterne prendere le coordinate in maniera univoca e senza dover ricorrere a strumenti costosi e difficilmente trasportabili sarebbe il massimo.


Riflettendoci su, mi sono detto che la prima cosa che serve è una mappa, che sia il più dettagliata possibile.

Come detto esistono le carte IGM e le CTR (le carte tecniche regionali) ma non sono esattamente comodissime da portare dietro. Le IGM sono oggi addirittura consultabili online con altri formati di mappe (su http://www.atlanteitaliano.it/).

In alternativa sono acquistabili presso librerie specializzate. Se le carte che ci interessano non si trovano direttamente in formato elettronico possiamo scansionarle o farle scansionare in qualche copisteria che faccia grandi formati oppure in alternativa fotografarle facendo però attenzione alla complanarità.

In maniera del tutto gratuita è poi disponibile oggi il software Google Earth (http://earth.google.com/intl/it/), che mette a disposizioni mappe fotografiche satellitari di tutto il globo e ad elevatissima risoluzione.

Dopo aver visualizzato la zona di nostra interesse possiamo salvarla come file di immagine. Con un software come Map Merge (un utility del più famoso Ozi Explorer, http://www.oziexplorer.it/) possiamo anche unire in maniera automatica i bordi di più mappe.
Il primo passo è fatto: abbiamo le nostre mappe da portarci dietro !
Resta ora da decidere qual è il miglior dispositivo da utilizzare in escursione.
Escluderei da subito i computer portatili in quanto troppo pesanti ed ingombranti. Oggi esistono fior fiore di ... ma escluderei anche quelli: troppo costosi, almeno per le mie tasche.
La scelta invece è caduta su uno smartphone entry level: un Nokia N70. Probabilmente una delle soluzioni più economiche che ci consentono di avere dietro tante cose che ci possono fare comodo.


Ecco alcune buone motivazioni per la scelta:

1) Prezzo: non essendo un modello nuovissimo lo si trova intorno ai 150 € e in offerta anche meno


2) E' uno smartphone cioè un cellulare di terza generazione dotato di un proprio sistema operativo (il Symbian). Ciò implica che ci stiamo portando dietro un piccolo computer


3) E' leggero e poco ingombrante: 108 x 53 x 18 mm di dimensioni e 126 grammi di peso, entra comodamente in tasca


4) E' dotato di un sistema bluetooth e può essere collegato ad un ricevitore GPS esterno per fungere da navigatore satellitare


5) Utilizza delle schede di memoria sostituibili che possono essere sostituite con quelle della capienza più adatta ai nostri scopi


6) Ha una fotocamerina da 2Mpx integrata, non indispensabile ma neanche scomoda per le ricognizioni


7) Ha un ampio display a colori per visualizzare il tutto.

Insomma, ovviamente spendendo di più si può avere di meglio ma con il Nokia N70 il rapporto qualità/prezzo è ottimo per i nostri scopi.

Recuperato il cellulare e preparate le cartine è possibile trasferirle sul nostro dispositivo... ma questa è un'altra puntata.

domenica 27 gennaio 2008

La più antica Venere della storia

Lo so, ho promesso che avrei parlato soprattutto di Sicilia... e mi smentisco subito.
Come primo breve articolo su questo blog non parlo di Sicilia bensì di Austria.
Ma che ci volete fare... reduce da un viaggio in quel bellissimo paese, volevo postare un'immagine di quella che forse è la più antica Venere della storia: la Venere di Willendorf.
Devo ammetterlo, la conoscevo di fama ma non sapevo assolutamente che si trovasse a Vienna, al Museo di Storia Naturale. Scoperto questo la visita era d'obbligo e dopo numerose sale dedicate a minerali ed animali, ecco quella dedicata alla preistoria.
Li al centro, una piccola stanzetta di legno a forma di tempio greco, totalmente buia e schermata, con la nostra protagonista, la Venere.
Ne posto una foto


Certo a vederla così, come Venere non è proprio il massimo ma... a pensare che risale al paleolitico vengono i brividi. Pensate a questo sconosciuto artista di migliaia di anni fa che, con mezzi del tutto rudimentali è riuscito a delineare così bene i caratteri che maggiormente lo interessavano, quelli riferibili alla fertilità ed alla riproduzione.
Oggetto sacro ? Oggetto augurale ? Oggetto d'arte o cos'altro ? E poi come mai alcuni tratti così ben delineati e quella testa particolare ? Probabilmente sono risposte che non avremo mai ma, sono tra quelle domande che conferiscono fascino all'archeologia.

sabato 26 gennaio 2008

Inizia una nuova avventura !






Sono bastati pochi minuti... alcune decine di click su internet, ed ecco ai nastri di partenza questa nuova avventura tecnologica... questo blog.
Come ben si conviene, il primo post è quello di presentazione. Mi chiamo Seby, di professione guida turistica ma anche laureando in scienze dei beni culturali, indirizzo archeologico -ma non la si poteva chiamare archeologia ???- appassionato di escursioni, di Sicilia, di computer, di astronomia e di un sacco di altre cose...
Per scopi professionali gestisco un sito internet legato alla mia attività: http://www.hermes-sicily.com/ ma questo è anche un luogo ove pubblicare le foto e gli itinerari che amo.
In qualche modo però questo sito cominciava a starmi stretto...
Da sempre ho tenuto diari, annotazioni e migliaia di scartoffie che, oggi, nell'era ipertecnologica in cui ci troviamo sembrano ormai superati... il sito Hermes, essendo uno strumento di lavoro non era il luogo più adatto ove fare considerazioni, scrivere diari ed esporre progetti in divenire.
Da qui l'idea di questo blog profondamente legato al sito. Questo in un certo senso sarà un'integrazione di tale sito ove poter pubblicare il materiale ancora in fase di ideazione e sviluppo, le foto personali delle escursioni più belle... chissà, magari a qualcuno verrà voglia di seguire i miei passi.
Insomma, al momento questo blog è ancora qualcosa di indefinito ma sono ben sicuro che a poco a poco anche lui crescerà e prenderà forma.
Ah... dimenticavo ! In alto una foto: intendo metterne tante, dei luoghi che maggiormente amo. Si tratta di una foto della necropoli preistorica di Castelluccio, vicino Siracusa. Un luogo sicuramente da visitare.

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